Nel febbraio 2017, in un’intervista a Quartz, Bill Gates teorizzava: “Se un robot compie il medesimo lavoro di un operaio, dovrebbe essere tassato allo stesso livello di quell’operaio.“
Una dichiarazione provocatoria per evitare il crollo delle entrate fiscali.
Oggi il rapporto tra tecnologia e lavoro interroga tutti. Anche nel credit management.
L’intelligenza artificiale e l’automazione, infatti, stanno rivoluzionando anche il settore del recupero crediti: scoring più accurati, processi più veloci, gestione massiva delle posizioni. Sempre più spesso le aziende scelgono solo chatbot e invii automatici.
Noi la pensiamo diversamente.
Usiamo l’AI per fare meglio ciò che le macchine sanno fare e lasciamo alle persone ciò che solo le persone sanno fare: trattare, capire, risolvere.
Un algoritmo può inviare un sollecito. Non può costruire una soluzione. Non può ascoltare una persona in difficoltà, negoziare un piano di rientro sostenibile, ricostruire la fiducia tra azienda creditrice e debitore.
Per questo il nostro modello è phygital: la massima efficienza tecnologica, guidata dall’empatia e dalla competenza dei nostri professionisti.
In Confema, investiamo in tecnologia per potenziare le persone, non per sostituirle.
Voi come state vivendo questa trasformazione nel vostro settore?