Sonnambuli e ciechi dinanzi ai presagi, così il Censis descrive gli italiani nel 57° Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
Il termine sonnambuli forse può essere considerato una iperbole ma neanche troppo. C’è una sfiducia diffusa e una incapacità di immaginare soluzioni per il futuro.
Abbiamo mollato, questo è il punto. La storica capacità degli italiani di cavarsela e di mettersi sempre in gioco trovando soluzioni creative sembra averci abbandonato.
E come sottolinea il Censis il sonnambulismo non è attribuito solo alle classi dirigenti, ma è diffuso nella “maggioranza silenziosa” degli italiani.
La società italiana viene descritta nel report come immersa in un sonno profondo privo delle capacità necessarie per affrontare dinamiche strutturali molto preoccupanti.
Secondo il Censis i cittadini ritengono di avere scarsa influenza nella società, reagendo con una crescente disaffezione nei confronti della politica. Sono delusi dalla globalizzazione, percepiscono la paura delle guerre e dei cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il mondo. Temono la crescente pressione migratoria e il terrorismo islamico. Sono spaventati dalla disoccupazione che, anche se i dati odierni ci consegnano il numero di occupati più alto mai registrato, ci confina comunque all’ultimo posto nell’Unione europea per tasso di occupazione.
Sono preoccupati dal futuro di una società anagraficamente sempre più vecchia, fragile e in solitudine e contemporaneamente ritengono i giovani la generazione più penalizzata.
Molti di questi timori trovano conferma nel crollo demografico che avrà inevitabilmente un impatto sul sistema produttivo e sulla capacità del Paese di generare valore e di assicurare un welfare dignitoso, mettendo in pericolo il sistema sanitario nazionale e il sistema pensionistico, per come li conosciamo. Ma nella sostanza pare che pochi se ne curino.
Queste sono le paure degli italiani, anche sostenute da dati oggettivi, ma nei confronti delle quali sembriamo incapaci di trovare soluzioni, anzi mettiamo in atto gestioni irrazionali, fomentate da una politica che segue sempre più la logica del consenso immediato, solleticando la pancia degli elettori, piuttosto che mettere in campo strategie scomode e impopolari, ma risolutive.