STA CADENDO IL MITO DEL POSTO FISSO?

Anche in Italia continua il fenomeno delle «grandi dimissioni». Nei primi nove mesi del 2022, oltre 1,66 milioni di italiane e di italiani hanno lasciato volontariamente il lavoro. Il numero è in aumento del 22% rispetto allo stesso periodo del 2021 quando è stato pari a 1,36 milioni.

Molti giovani, anche già ben inquadrati professionalmente e con un posto stabile e sicuro, stanno rimettendo in discussione la loro vita e la validità di scelte intraprese da tempo. Il posto fisso non è più in cima alla scale delle aspirazioni personali e professionali?
ORIENTARE LA BUSSOLA VERSO LA FELICITÀ
I giovani non vogliono più rinunciare alle loro passioni, ma anzi sono disposti anche a correre qualche rischio pur di trasformare le loro passioni in lavoro.
Che poi è un po’ uno degli insegnamenti di Confucio. Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita.
Insomma mentre una volta i nostri nonni e i nostri genitori si accontentavano perlopiù di lavorare per “guadagnarsi la pagnotta”, oggi i giovani aspirano soprattutto ad un lavoro che li renda felici, appagati e realizzati. Non più solo “pagnotta”, quindi, ma felicità. Magari trasformando i loro hobby in attività professionale a tempo pieno.
SEMPRE PIÙ DIFFUSA LA YOLO ECONOMY

Il fenomeno, che si sta diffondendo velocemente a livello globale, ha preso il nome di YOLO ECONOMY, dove YOLO è l’acronimo di “You-only-live-once”, che potremmo tradurre con il nostro “si vive una volta sola”.

Il termine, coniato dieci anni fa dal rapper canadese Drake e adottato nel corso degli anni dagli amanti del rischio, è ora rilanciato sempre più spesso su diverse piattaforme molto frequentate dagli under 41 per esprimere il concetto che la vita è troppo breve per fare il lavoro sbagliato.
CAMBIANO ANCHE LE GRANDI AZIENDE

Per prevenire questo malessere sempre più diffuso, alcune  aziende stanno cercando di migliorare la qualità del lavoro offerto, ad esempio aggiungendo giorni di ferie ai loro dipendenti, oppure dando extra bonus da spendere in servizi di welfare.

Perché un dipendente felice è decisamente più produttivo.